Il Pescara Calcio, al momento, non comprerà il Poggio degli Ulivi che quindi rimane di proprietà di De Cecco, che però è il presidente del Pescara. Si potrebbe scomodare mezza letteratura contemporanea per spiegare le ultime, febbrili ore vissute dalla società biancoazzurra: perché il succitato paradosso è molto kafkiano, e perché, gattopardescamente, doveva cambiare tutto, tra dimissioni annunciate e cda da ribaltare, ma non è cambiato nulla. Così, ventiquattr’ore dopo la buriana, l’unico a… pagare è Zeman, in ospedale per una colica renale. “Penso che tutto ciò che è successo in società non influirà sulla squadra, a differenza del problema capitato a Zeman…” queste le parole con cui Peppe De Cecco ha salutato il nuovo giorno ancora alla guida del club che lui stesso ha provveduto a riportare a livelli più che accettabili, in attesa di migliorare ancora, se possibile.
Niente acquisto del centro sportivo, quindi, e penalizzazione evitata di un soffio: ma l’atto dei soci di minoranza, che hanno versato la quota per coprire l’ammanco di De Cecco relativamente al pagamento degli stipendi, non potrà certo ripetersi all’infinito. Insomma, prima di programmare in grande bisognerà porre paletti più fermi perché la salute della società non è certo ottima. La pensa così Daniele Sebastiani, l’a. d. della società nonché uno dei principali esponenti (virtuali) del partito dei “falchi” contro De Cecco. Ed essendo l’uomo dei conti, Sebastiani snocciola cifre inequivocabili, ai microfoni di Rete 8: “Se a fine mese non possiamo pagare gli stipendi come possiamo pensare di acquistare un centro sportivo? Tra affitto e spese di gestione paghiamo 600.000 euro all’anno: in questo momento non possiamo permetterci di più, ed ogni altro discorso è fuori luogo. Entro giugno servono 3,5 milioni, e vanno trovati”.
Chiaro? Per De Cecco no: il presidente si trincera dietro un “malinteso” relativamente alle dimissioni-lampo ma non molla: “Secondo me possedere un Centro Sportivo può fornire alla lunga se non degli utili quantomeno un risparmio importante”. Tutto aggiornato al prossimo cda, insomma, quello del redde rationem quasi definitivo: da una parte il presidente aspetta un chiarimento con i soci, dall’altra Sebastiani afferma di non aver sfiduciato affatto il padrone del vapore, lavorando per dare stabilità alla società. Ed in mezzo c’è una squadra che prova a volare ed un allenatore alle prese con problemi più dolorosi. Che si chiamino calcoli è un puro caso…











